Dazi, in Ue trionfa Trump… In Italia l’ipocrisia

Signore e signori, benvenuti al grande circo dell’ipocrisia, dove il sipario si alza sul caso “chi ha preso il cazzotto da Trump?”. Sul palco, Ursula von der Leyen, la regina di Bruxelles, guida un carrozzone di burocrati impomatati che sembrano usciti da un mercatino dell’usato. The Donald, fresco di vittoria, non si limita a vincere: fa un picnic in riva alla Senne (Zenne, nel suo tratto olandese), sgranocchiando baguette e sventolando tariffe doganali come un cowboy con la frusta.

Risultato? Un dazio al 15% sull’export europeo verso gli States, 600 miliardi promessi in investimenti oltreoceano, e 750 miliardi spalancati per gas e petrolio a stelle e strisce. E quando The Tycon scoprirà che l’Ue non può imporre alle sue imprese di acquistare gas o investire oltre Oceano ci sarà da piangere! Non diventerà verde, ma il suo soprannome potrebbe diventare The Tyson…

Intanto, Bruxelles brinda con lo champagne e a Roma c’è chi “abbaia” come il Chihuahua del mio vicino alle tre di notte. Ed ecco entrare in scena l’ipocrisia, con frac, cilindro e un sorriso da venditore di pentole bucate. Mastrota di turno: Giuseppe Conte, l’ex “Avvocato del Popolo” ormai riconvertito in “Avvocato del PD”, almeno nella Regione Marche. Sì, proprio lui, quello che nel 2019 ha spalancato le porte del paradiso a Ursula con i voti del M5S, come un maggiordomo che lucida il trono prima di inchinarsi. Ora, però, fa il finto tonto: “Chi, io? Ursula chi?”. Se è una recita, Oscar alla faccia tosta; se è sincerità, qualcuno gli regali un abbonamento a Neuralink, perché la memoria è andata in crash.

Intanto, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni guarda lo spettacolo dalla platea, senza nemmeno aver pagato un biglietto di ultima fila. Non hanno votato Von der Leyen, a Bruxelles non siedono al tavolo dei bottoni, eppure Conte, con il suo miglior ghigno da showman, sbraita: “…Avremo danni miliardari per la nostra industria, che – grazie alla “cura” Meloni – segna già un tracollo della produzione…” (Facebook). Peccato che la Premier, in questa partita, fosse più spettatrice di un pensionato davanti a Porta a Porta. Ma il copione è scritto: puntare il dito su Giorgia fa più audience che guardare in casa propria.

E chi tace, con un sorrisetto complice? Gli alleati di Conte, il PD in primis, che a Bruxelles hanno spinto Ursula come groupie a un concerto rock, piagandosi le mani a forza di applausi. Elly Schlein e Nicola Fratoianni, come dei prestigiatori che fanno sparire ad apparire conigli, dipingono Meloni come la strega cattiva dei dazi, mentre dimenticano di raccontare chi ha mescolato il calderone di questa frittata transatlantica.

Spoiler: erano loro, a braccetto con Von der Leyen, mentre la Presidente europea firmava assegni in bianco a Trump grazie ai loro voti e alle loro scelte. Nel frattempo, tra l’Affidopoli pesarese, lo scandalo milanese e gli inciuci da cortile, il “popolo” di Conte sembra sempre più una claque di segreterie di partito, con i cittadini lasciati a guardare il tendone da fuori. La sinfonia dell’ipocrisia tocca il crescendo: tutti gridano contro i dazi, ma nessuno ammette di aver invitato il lupo a cena. È il solito trucco da quattro soldi: trovi un capro espiatorio, lo sventoli come una bandiera, e speri che gli italiani abbiano la memoria corta come un tweet. o il mononeurone in ferie a Riccione.

Ma, cari acrobati di Bruxelles e Roma, il pubblico non è così scemo. O almeno, non ancora, al punto – almeno – di credere che se Hamilton arriva con i moscerini spiaccicati sulla parte posteriore del casco, la colpa sia di chi non fa il meccanico in Ferrari, ma altrove.

In lotta fino in fondo, il leader M5S, con Adolfo Urso per il “titolo” di “Pirla del Giorno“… Ma sulla “Giga… Fattoria” in pochi avrebbero potuto prevalere…

Il gran finale? Un copione degno di una sagra di paese, dove il colpevole è sempre chi non c’era, e l’ipocrisia si prende l’applauso. Ma attenzione: mentre voi ballate sul palco, Trump sta già scrivendo il prossimo atto, e il conto lo pagheremo noi. Sipario.