Se qualcuno ancora credeva che l’intelligenza artificiale fosse roba per cervelloni hi-tech e laboratori spaziali, il ministro Adolfo Urso è qui a ricordarci che, sì, può finire pure in fattoria. E con tanto di mucche e staccionate, cifra stilistica che difficilmente associa il Made in Italy all’innovazione—se non al colesterolo alto delle nostre scelte linguistiche.
Question Time alla Camera, il nostro Ministro va in TILT
Durante il question time alla Camera, il nostro ministro del Made in Italy si stava esibendo in un rigoroso inno alle «giga-factory europee». Tutto filava liscio fino al momento in cui, nell’enfatizzare i tre supercomputer (perché sì, noi in Europa ospitiamo dei monoliti digitali, roba da far invidia a Elon Musk), incontra il temuto “fact-… factory”. Pausa drammatica, riflessione. E via: «fattoria». Il supercomputer di Bologna, secondo Urso, non elabora algoritmi ma evidentemente fertilizza campi. Il web impazzisce, meme su meme, e la politica si ritrova a spiegare che “no, factory non è fattoria” e “sì, è meglio che rimanga un ministro e non un contadino”. (Agenzia Dire)
Da supercomputer a stalla futuristica
Bravo ministro Urso, ha dimostrato che anche nel trionfo dell’intelligenza artificiale, l’approccio agricolo mantiene la sua… rusticità. È quasi poetica la trasformazione da supercomputer a stalla futuristica: perché parlare di processori o memoria se possiamo spazzolare cavoli e mungere vacche intellegenti? Nel meraviglioso teatro della politica nostrana, abbiamo di fronte un autore che ci regala un piccolo capolavoro: il Tweet che vale più di mille slide di powerpoint.
In sintesi: Urso ci ha offerto la gaffe dell’estate… Più pastoia linguistica che pasticcio digitale e, oggi, merita non solo un sorriso, ma il per nulla ambito titolo di “Pirla del Giorno”. Bravo, ministro: si faccia vivo se decide di presentare anche il GOAT della zootecnia robotica… e voi, cari lettori, correte su X a commentare il post de Il Pirlosofo: premio extra per chi riesce a farlo senza usare la parola “muu”.
