Ponte Morandi. Incredibile: sette anni e l’Italia resta un cumulo di calcinacci

Ponte Morandi. sette anni fa il crolo che gelò Genova e l'Italia intera

Sette anni fa, il 14 agosto 2018, il Ponte Morandi crollava sotto un cielo piangente, portando via 43 vite e un pezzo di Genova. Quel viadotto, simbolo di un’Italia che negli anni ’60 sognava il progresso, si è rivelato un bluff di cemento e incuria. Una situazione, per certi versi, comune a tante questioni e vicende che abbiamo afforntato in questi approfondimenti. Oggi, mentre si posavano corone alla memoria e si ascoltavano sirene in silenzio, ci siamo chiesti: abbiamo imparato qualcosa? O siamo ancora appesi a un filo, come lo era quel ponte fatiscente? Preparatevi, perché qui su Il Pirlosofo vi sveglieremo con una dose di verità schiette, satire feroci e un po’ di indispensabile e sano cinismo. Sedetevi, che il viaggio è lungo.

La Catastrofe: Dal Boom al Crollo

Il Ponte Morandi non è caduto per un capriccio divino. Costruito nel 1967 dal genio Riccardo Morandi, era già un malato cronico negli anni ’80. Tiranti arrugginiti, manutenzione a singhiozzo e – seconmdo gli atti giudiziari oggi noti – rapporti ignorati da Autostrade per l’Italia (Aspi) e Spea avrebbero scritto la sua non percepita agonia e il successivo, inevitabile collasso fatale. Alle 11:36 del 14 agosto 2018, la pila 9 ha ceduto, e con lei 210 metri di storia, trascinando nel baratro sottostante auto e camion: 43 morti, 566 sfollati, una città spezzata. Eppure, nessuno si è sorpreso troppo: in Italia, i ponti che tremano sembrano la norma, non l’eccezione.

“In politica, la stupidità non è un handicap.”

Napoleone Bonaparte

Il nuovo Ponte Genova San Giorgio, inaugurato in fretta e furia, è un miracolo di efficienza. Ma è un’eccezione che conferma la regola: l’Italia sa ricostruire quando vuole, ma prevenire? Quella è un’arte perduta.

Giustizia a passo di lumaca

Sette anni dopo, la giustizia zoppica come un carrozzone in panne. Il processo a Genova vede la bellezza di 58 imputati – ex vertici di Aspi, Spea, ministero – accusati di omicidio colposo e crollo doloso. Le società hanno patteggiato con 30 milioni, spiccioli per loro.

Ma i manager? Ancora a giocare a risiko con perizie e rinvii. La requisitoria è partita a giugno 2025, sentenza attesa nel 2026, salvo non certo imprevedibili “sorprese” e colpi di scena processuali. Il filone bis sui falsi rapporti? Magari in autunno, se il meteo burocratico lo permette… Chissà.

Egle Possetti, voce del Comitato Ricordo Vittime del crollo del Ponte Morandi, parla di aiuti economici e borse di studio come “lascito per il futuro”. Nobile, ma un cerotto su un’emorragia. Le famiglie aspettano verità, non medaglie o premi di consolazione.

Lezioni non imparate: quanti Morandi ci aspettano?

Mattarella tuona: “La sicurezza delle infrastrutture non ammette negligenze”. E ancora: “Il crollo del Ponte Morandi ha segnato un severo richiamo alle responsabilità pubbliche e private in tema di sicurezza delle infrastrutture. Un punto di non ritorno a pratiche che hanno generato un disastro di quelle proporzioni. La tutela delle infrastrutture, per garantire piena sicurezza nella circolazione, non ammette alcuna forma di negligenza” (RaiNews). Meloni posa corone e parla di “ferita indelebile”. Belle parole, ma i fatti? Rapporti recenti gridano allarme: centinaia di ponti e viadotti italiani sono obsoleti, con fondi e controlli che latitano. Sul social-media X, la gente posta foto e accorati “per non dimenticare”, ma poi continua a percorrere viadotti colabrodo affidando la propria vita e quella dei propri familiari al destino.

In ogni caso, sulla spinta dell’emotività e dello sdegno nazionale consegiuente la drammatica vicenda del crollo del Ponte Morandi a Genova, il Ministero italiano per le Infrastrutture ha previsto un investimento di 1,4 miliardi di euro per gli anni 2024-2029, suddivisi come segue: 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025; 300 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2029. (MIT)

“La politica è l’arte di impedire alla gente di immischiarsi in ciò che la riguarda.”

Paul Valéry

La commemorazione 2025 per la tragedia del Ponte Morandi? Messa a San Bartolomeo, cerimonia al Memoriale con arcivescovo Tasca e sindaco Salis. Alle 11:36, silenzio rotto da sirene. Uno spettacolo teatrale, “La traiettoria calante”, invita a riflettere. Tutto bello, ma finché non si agisce, è solo teatro.

Il Verdetto, in attesa del DRINNN che ci risveglierà

Genova è rinata, il vecchioo Ponte Morandi pare ormai un fantasma, il nuovo Viadotto Genova San Giorgio splende. Ma l’Italia? Ancora un paese di promesse e rinvii, dove la manutenzione è un optional e la politica un circo. Sette anni dopo, il vero “pirla” non è chi guida sui ponti pericolanti, ma chi li lascia marcire. Finché non cambiamo, il prossimo crollo è dietro l’angolo. E allora sì, saremo tutti pirla del giorno, eterni.